Terremoti spa

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Quanto costa un tetto provvisorio? Dipende.
All’Aquila sono state dirottate in un anno risorse cinque volte maggiori di quanto fu speso in Umbria e tre volte di più persino di quel che costò la prima emergenza in Irpinia.

 

 

Trent’anni di storia patria raccontata attraverso gli affari legati alle ricostruzioni. Il Nord delle imprese fantasma, il Centro dei poteri forti, il Sud del business criminale. L’economia della catastrofe ha diviso l’Italia e affamato il Mezzogiorno.

 

Trent’anni fa, il 23 novembre 1980, una terribile scossa stravolse l’Irpinia. 2914 morti, 8800 feriti e 280 mila sfollati. Quel terremoto unì l’Italia: migliaia di volontari venuti da ogni parte del Paese per giorni scavarono tra le macerie, trascinarono nelle bare i morti, accudirono i vivi. Dieci anni dopo, e in nome di quello stesso terremoto, l’Italia iniziò a dividersi. Gli sprechi, le ruberie, le inchieste che scandirono gli anni della ricostruzione sono tuttora ricordati come il più famelico attentato ai conti pubblici. L’Irpiniagate, la mamma di tutti quegli scandali, aiutò Umberto Bossi a far nascere la Lega, a renderla un movimento vivo e indisponibile a ogni altra concessione verso il Sud. Anche se alla tavola imbandita nel Mezzogiorno si erano presentate, puntuali, le aziende del Nord invitate al banchetto dalla Dc campana, il partito-Stato. Antonello Caporale il 23 novembre 1980 perse due cari amici, vide distrutta la casa di famiglia e iniziò a familiarizzare con parole come epicentro, cratere, fascia A e B. Ma soprattutto vide da vicino come un terremoto poteva diventare un’ottima occasione per chi puntava a farsi una poltrona a Roma e per chi aveva bisogno di incrementare il fatturato. A partire da un quadro comparato dei costi e del valore politico di quattro terremoti, dall’Irpinia all’Aquila (2009), passando per Molise e Umbria, Caporale ricostruisce in questo libro la recente storia italiana. Prima De Mita e Pomicino, poi Bossi. Quindi Di Pietro, fino a Bertolaso e Berlusconi. Una storia che finisce per tutti proprio come è iniziata, perché i soldi non bastano mai e c’è sempre una nuova cricca dietro l’angolo. De Mita con l’Irpiniagate perse la Dc. Oggi Bertolaso, il primo soccorritore d’Italia, è scomparso dalle scene. E i guai, per Berlusconi, sono iniziati il giorno dopo il trionfale discorso di Onna, il paese martire.

Quanto costa un tetto provvisorio? Dipende.
All’Aquila sono state dirottate in un anno risorse cinque volte maggiori di quanto fu speso in Umbria e tre volte di più persino di quel che costò la prima emergenza in Irpinia.

 

 

Trent’anni di storia patria raccontata attraverso gli affari legati alle ricostruzioni. Il Nord delle imprese fantasma, il Centro dei poteri forti, il Sud del business criminale. L’economia della catastrofe ha diviso l’Italia e affamato il Mezzogiorno.

 

Trent’anni fa, il 23 novembre 1980, una terribile scossa stravolse l’Irpinia. 2914 morti, 8800 feriti e 280 mila sfollati. Quel terremoto unì l’Italia: migliaia di volontari venuti da ogni parte del Paese per giorni scavarono tra le macerie, trascinarono nelle bare i morti, accudirono i vivi. Dieci anni dopo, e in nome di quello stesso terremoto, l’Italia iniziò a dividersi. Gli sprechi, le ruberie, le inchieste che scandirono gli anni della ricostruzione sono tuttora ricordati come il più famelico attentato ai conti pubblici. L’Irpiniagate, la mamma di tutti quegli scandali, aiutò Umberto Bossi a far nascere la Lega, a renderla un movimento vivo e indisponibile a ogni altra concessione verso il Sud. Anche se alla tavola imbandita nel Mezzogiorno si erano presentate, puntuali, le aziende del Nord invitate al banchetto dalla Dc campana, il partito-Stato. Antonello Caporale il 23 novembre 1980 perse due cari amici, vide distrutta la casa di famiglia e iniziò a familiarizzare con parole come epicentro, cratere, fascia A e B. Ma soprattutto vide da vicino come un terremoto poteva diventare un’ottima occasione per chi puntava a farsi una poltrona a Roma e per chi aveva bisogno di incrementare il fatturato. A partire da un quadro comparato dei costi e del valore politico di quattro terremoti, dall’Irpinia all’Aquila (2009), passando per Molise e Umbria, Caporale ricostruisce in questo libro la recente storia italiana. Prima De Mita e Pomicino, poi Bossi. Quindi Di Pietro, fino a Bertolaso e Berlusconi. Una storia che finisce per tutti proprio come è iniziata, perché i soldi non bastano mai e c’è sempre una nuova cricca dietro l’angolo. De Mita con l’Irpiniagate perse la Dc. Oggi Bertolaso, il primo soccorritore d’Italia, è scomparso dalle scene. E i guai, per Berlusconi, sono iniziati il giorno dopo il trionfale discorso di Onna, il paese martire.

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  • Antonello Caporale

    Antonello Caporale vive e lavora a Roma. Per “la Repubblica”, dove scrive dal 1989, cura le rubriche Breviario (pillole quotidiane di politica) e Interviste senza rete. Sul sito web del giornale f [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Rizzoli
    • Collana: SAGGI
    • Prezzo: 5.90 €
    • Pagine: 216
    • Formato libro: 22 x 14
    • Tipologia: CARTONATO
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817044769
    • ISBN E-book: 9788858613177

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