Questa sera rock ‘n’ roll

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Ho incontrato per la prima volta Vasco alle otto di un brumoso mattino di marzo del 1977, alla stazione dei treni di Modena. Ciò che attirò maggiormente la mia attenzione fu la custodia della sua Ovation, una chitarra ipertecnologica che era il sogno proibito di tutti i chitarristi alle prime armi. Chiesi a Vasco di lasciarmela provare. Era gelosissimo di quel gioiellino, ma al tempo stesso era curioso di vedermi all’opera. Iniziai e dopo un po’ Vasco mi disse: “Cazzo, sei bravo, eh! Tu sì che sai suonare la chitarra”.

 

 

La prima volta che lo sentì metter le mani su una chitarra, Vasco rimase allibito, e lo ricorda come fosse oggi. Da quel momento Maurizio Solieri diventò il suo chitarrista. Per risalire a quell’incontro fatale, occorre tornare indietro al 1977 e calarsi nella provincia emiliana. All’epoca Solieri era un ragazzo troppo pazzo per la musica per studiare medicina come avrebbe voluto la sua (buona) famiglia, e Vasco un dj che meditava di incidere un disco, ma “già allora”, rievoca Maurizio, “si capiva che era convinto di arrivare lontano: lo si intuiva anche solo guardandolo in quegli occhi azzurro cielo che, come avrei scoperto in seguito, facevano cadere ai suoi piedi le ragazze”. In questa emozionante autobiografia, Solieri – anima dell’entourage di Vasco e autore di alcune sue canzoni, ma anche artista in sé, chitarrista geniale e di spiccata personalità — ripercorre la propria storia che coincide con quella del rock italiano degli ultimi decenni. Dagli studi della mitica Punto Radio, dove cominciò la collaborazione con il Blasco, si dipana un percorso ora in discesa ora in salita (“un continuo di soddisfazioni e di schiaffi”) che passa per le ore in sala d’incisione a rifinire futuri inossidabili successi quali Albachiara e Canzone e per i concerti nelle piazze davanti a quattro gatti, per la nascita elettrizzante della Steve Rogers Band e per il flop a Sanremo. Ma è nel 1983 — anno di Vita spericolata — che cambiano davvero le cose, con il delirio delle folle, Bollicine primo in classifica e un nuovo stile di vita: “Tutti noi, chi più chi meno, ci riconoscevamo nel motto ‘sesso, droga & rock’n’roll’, magari in una versione un po’ edulcorata all’emiliana”. Da allora seguono — è storia — la cavalcata gloriosa dei grandi tour, i concerti negli stadi e tanti nuovi successi che tutti abbiamo nell’orecchio. Però anche le due brevi ma sofferte separazioni da Vasco, qualche piccola ripicca, le esperienze artistiche autonome. E il momento più tragico: la morte di Massimo Riva, compagno di sempre sul palco. Luci e ombre di una vita rock.

Ho incontrato per la prima volta Vasco alle otto di un brumoso mattino di marzo del 1977, alla stazione dei treni di Modena. Ciò che attirò maggiormente la mia attenzione fu la custodia della sua Ovation, una chitarra ipertecnologica che era il sogno proibito di tutti i chitarristi alle prime armi. Chiesi a Vasco di lasciarmela provare. Era gelosissimo di quel gioiellino, ma al tempo stesso era curioso di vedermi all’opera. Iniziai e dopo un po’ Vasco mi disse: “Cazzo, sei bravo, eh! Tu sì che sai suonare la chitarra”.

 

 

La prima volta che lo sentì metter le mani su una chitarra, Vasco rimase allibito, e lo ricorda come fosse oggi. Da quel momento Maurizio Solieri diventò il suo chitarrista. Per risalire a quell’incontro fatale, occorre tornare indietro al 1977 e calarsi nella provincia emiliana. All’epoca Solieri era un ragazzo troppo pazzo per la musica per studiare medicina come avrebbe voluto la sua (buona) famiglia, e Vasco un dj che meditava di incidere un disco, ma “già allora”, rievoca Maurizio, “si capiva che era convinto di arrivare lontano: lo si intuiva anche solo guardandolo in quegli occhi azzurro cielo che, come avrei scoperto in seguito, facevano cadere ai suoi piedi le ragazze”. In questa emozionante autobiografia, Solieri – anima dell’entourage di Vasco e autore di alcune sue canzoni, ma anche artista in sé, chitarrista geniale e di spiccata personalità — ripercorre la propria storia che coincide con quella del rock italiano degli ultimi decenni. Dagli studi della mitica Punto Radio, dove cominciò la collaborazione con il Blasco, si dipana un percorso ora in discesa ora in salita (“un continuo di soddisfazioni e di schiaffi”) che passa per le ore in sala d’incisione a rifinire futuri inossidabili successi quali Albachiara e Canzone e per i concerti nelle piazze davanti a quattro gatti, per la nascita elettrizzante della Steve Rogers Band e per il flop a Sanremo. Ma è nel 1983 — anno di Vita spericolata — che cambiano davvero le cose, con il delirio delle folle, Bollicine primo in classifica e un nuovo stile di vita: “Tutti noi, chi più chi meno, ci riconoscevamo nel motto ‘sesso, droga & rock’n’roll’, magari in una versione un po’ edulcorata all’emiliana”. Da allora seguono — è storia — la cavalcata gloriosa dei grandi tour, i concerti negli stadi e tanti nuovi successi che tutti abbiamo nell’orecchio. Però anche le due brevi ma sofferte separazioni da Vasco, qualche piccola ripicca, le esperienze artistiche autonome. E il momento più tragico: la morte di Massimo Riva, compagno di sempre sul palco. Luci e ombre di una vita rock.

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Autore


  • Maurizio Solieri

    Maurizio Solieri (Concordia sulla Secchia, Modena, 1953) è uno dei migliori chitarristi italiani e da sempre suona con Vasco Rossi. Nella sua carriera ha collaborato come musicista, autore, produttor [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Rizzoli
    • Collana: VARIA
    • Prezzo: 16.50 €
    • Pagine: 228
    • Formato libro: 18 x 13
    • Tipologia: CARTONATO
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817044592
    • ISBN E-book: 9788858613337

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