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Preferisco la Coppa

Alessandro Alciato Carlo Ancelotti

Rizzoli
Copertina di: Preferisco la Coppa

Prefazione di Paolo Maldini.

“Da giocatore sono arrivate quattro Coppe Italia, tre Scudetti, una Supercoppa Italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Intercontinentali. Da allenatore una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa Italiana, due Champions League, due Supercoppe Europee e un Mondiale per club. Finora. “Tanta roba, eppure i numeri non rendono l’idea. L’orgoglio sta altrove, dove gioca l’emozione.”
“Questa autobiografia è nata dalla voglia di aiutare Stefano Borgonovo e la sua Fondazione per la lotta contro la SLA. I miei compensi vanno alla ricerca perché io voglio conoscere tutto di questa malattia, ma una cosa in particolare: il modo di sconfiggere la Stronza, come la chiama Stefano.”
— Carlo Ancelotti

Questo libro si apre e si chiude con il racconto di alcuni colloqui. Da una parte, un allenatore italiano fra i più vincenti. Dall’altra, due fra i più importanti club d’Europa.
In mezzo a queste scene da film di Sergio Leone, come un lungo flashback, scorre una vita di gioco e di passione. Carlo Ancelotti, uno dei grandi protagonisti del calcio italiano, ce la racconta con la schiettezza e lo spirito pungente che gli vengono dalle sue origini contadine. “Uno su mille ce la fa”, e lui è quell’uno. Centrocampista forse un po’ lento, ma caparbio e con una lucida visione di gioco, ha avuto due grandi maestri, uno agli antipodi dell’altro: Liedholm e Sacchi. Da lì, la vocazione irresistibile a fare l’allenatore. Attenendosi semplicemente ai risultati, Carletto da Reggiolo ha vinto tutto. Eppure, la sua carriera non è stata sempre in discesa; sembra piuttosto un percorso avventuroso, scandito da delusioni e gioie regalate dai suoi ragazzi — fra i tanti, Zizou, il più grande, “cometa discesa dal cielo”, Kaká “il secondo più forte che io abbia mai allenato, di sicuro il più intelligente” o Ronaldo “se solo si fosse impegnato un po’ di più…” —, dal mantra del Presidente “Voglio vincere tutto e voglio divertire”, nonché da inebrianti trionfi ma anche da clamorose sconfitte (da cui però si impara a risorgere).
Arrivato alla soglia del mezzo secolo, Carletto tira le somme di una vita e di una carriera fortunate, come si fa prima di prendere una decisione importante. Importante, sì, perché l’ultima parte di questa storia — gli anni più belli — è scritta in rossonero. Il Milan è la squadra che ha conquistato il cuore di Ancelotti (“e sì che da ragazzino ero interista, pazzo per Sandro Mazzola”). Al Milan Carlo è il secondo allenatore per durata di servizio, appena dopo quell’altro campione di umanità e competenza calcistica che rispondeva al nome di Nereo Rocco. Questo però non esclude per lui un futuro da ambasciatore del calcio italiano all’estero. Perché Carletto è un prodotto d.o.c., da esportazione. Che però non cambia. E che, comunque andrà, avrà un diavolo nel cuore.

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