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Paracelso l’ultimo alchimista

Philip Ball

Rizzoli
Copertina di: Paracelso l’ultimo alchimista

“Un umile sbruffone, un invincibile perdente, un pio eretico, un onesto ciarlatano, spinto da un amore profondo e da un odio sprezzante, che pranzava con principi e dormiva nei fossi, personificando e al contempo sfidando la follia del suo mondo.”

 

Tra magia antica e nascita della scienza, la vita e le avventure di un padre occulto della nostra cultura.

 

 

“Una biografia incredibilmente ricca. L’autore riesce a ricreare

alla perfezione un periodo storico strano e meraviglioso.”

The Guardian

 

Alchimista, mago e profeta, sedicente dottore in medicina e teologia, Theophrastus Bombast von Hohenheim, meglio noto come Paracelso, fu uno scienziato errante. Calcò i sentieri di mezza Europa negli anni più irrequieti del Rinascimento, tra i fuochi della Riforma protestante e i primi barlumi della rivoluzione scientifica. Ecclesiastici e accademici tremavano al suo nome. Folle di bifolchi, ma anche grandi regnanti, si affidavano alle sue cure e ai suoi insegnamenti in cerca di miracoli, alimentando un mito già vivo a quel tempo e che ancor oggi vorrebbe riconoscere in lui il Faust sceso a patti con il diavolo.

Dopo aver studiato medicina in Germania e in Italia si dedicò ad arti misteriose, nelle quali convergevano astrologia e alchimia, spirito di osservazione e trucchi da ciarlatano. Formulò una filosofia dell’universo elaborata ed eccentrica, in cui scienza e razionalismo non sarebbero più stati in confl itto con misticismo e superstizione; teorizzò le relazioni tra microcosmo e macrocosmo, e per questo sarebbe stato a torto riscoperto come precursore dell’omeopatia. Irrise la medicina ufficiale, quella dei chirurghi dal coltellaccio facile e degli eruditi mai scesi dalla cattedra. E mentre cercava cure alternative alle dolorose pratiche dell’epoca, studiò le proprietà terapeutiche dei metalli, trovando – così vuole la leggenda – la Pietra filosofale. Intemperante e anticonformista per vocazione, amava ubriacarsi nelle osterie e sfidare il senso comune denunciando la cecità dei suoi contemporanei.

In questa biografia vivida e appassionante, Philip Ball rispolvera la gloria controversa di un uomo folle e geniale al tempo stesso, che non esitò a valicare il precario confine tra antico e moderno, tra razionale e irrazionale, in nome dell’autentica sete di conoscenza, o della più spregiudicata arroganza intellettuale

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