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Nella città nuda

Antonio Monda

Rizzoli
Copertina di: Nella città nuda

Li vedo salire e scendere senza sosta. Sognare e soffrire in una città che è una promessa, e può essere mantenuta solo da chi la vive. Sono anch’io uno di loro, e la cosa più importante che ho imparato è che New York è infinita proprio perché è una promessa. Passo in metropolitana quasi un’ora al giorno. Specie nelle prime ore del mattino, chi ci viaggia è disarmato, nudo, e le foto che scatto di nascosto, con un iPhone, mi restituiscono il mosaico crudo e dolente di una città che è la mia da vent’anni. La amo, ma confesso che queste foto mi mettono in crisi, come se volessero svelarmi una verità che tendo a rimuovere, come se nel tempo del viaggio le persone mostrassero una fragilità che non possono permettersi fuori dal treno, dove è necessario indossare un’armatura. Le brevi storie che ho scritto su di loro sono invenzioni allo stato puro: non rievocano il passato, ma immaginano gli spasmi e gli aneliti di persone vive, e raccontano un viaggio condiviso nel quale un frammento immaginario di questa città-mondo tenta di rivelare un insieme impossibile da comprendere nella sua totalità. Mi auguro che la nudità di queste immagini riesca a rappresentare una verità indissolubilmente legata allo spirito di New York: in questa energia e volontà di non cedere, anche nei momenti di dolore e solitudine, risalta sempre l’ambigua, struggente e irresistibile idea di libertà.