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Libertà dietro le sbarre

Candido Cannavò

Rizzoli
Copertina di: Libertà dietro le sbarre

«Viaggiando nel piccolo carcere delle donne e in quello, enorme e intasato, degli uomini, ho raccolto storie di tenacia, di intelligenza, di fantasia, di speranza infinita e anche d'amore.»

«Mi sono chiesto perché mai Candido Cannavò, che è un simbolo dolce e appassionato del nostro giornalismo non solo sportivo, abbia scelto di infilarsi in un carcere. E non uno qualsiasi: San Vittore, che è invece il simbolo amaro e tormentato di una convivenza civile infranta e violenta. Dai prati verdi e colorati dello sport, in cui l'uomo assapora il massimo della libertà, l'esaltazione delle qualità personali, il gusto di superare ogni limite, il piacere della sfida, agli anfratti semibui e nauseabondi delle carceri, alle penombre della vergogna. Luoghi di redenzione o di perdizione? La domanda, nella città del Beccarla, è tutt'altro che retorica. E di retorica nel libro di Cannavò non ce n'è. Lui è entrato a San Vittore con l'umiltà del cronista, il taccuino aperto, senza pregiudizi: ha ascoltato e in cuor suo perdonato più di quanto lo spirito della legge gli potesse prudentemente suggerire. Ha compreso storie, errori, passioni. Non le ha condivise: ha semplicemente cercato di capirle.»
(dalla Prefazione di Ferruccio de Bortoli)

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