La Prima guerra di Israele

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LA GUERRA DEL 1948 HA OSSESSIONATO IL MONDO ARABO NEI LIVELLI PIÙ PROFONDI DELLA SUA IDENTITÀ COLLETTIVA, DEL SUO EGO E DEL SUO ORGOGLIO.
È STATA UN'UMILIAZIONE DA CUI QUEL MONDO NON SI È ANCORA RIPRESO.

«LA NOSTRA SPERANZA NON ANDRÀ PERDUTA, / la speranza di duemila anni / di essere una nazione libera nella nostra terra, / la terra di Sion, di Gerusalemme.»
Sono le parole dell'Hatikva («Speranza»), l'inno nazionale israeliano. Alle quattro del pomeriggio del 14 maggio 1948, i leader sionisti ? i membri del Consiglio nazionale, dell'Amministrazione del popolo e del Consiglio generale sionista ?, raccolti in un salone del Museo di Tel Aviv, si alzarono in piedi e iniziarono a cantare questo inno, dopodiché Ben Gurion lesse ad alta voce la dichiarazione della fondazione dello Stato di Israele.

Nel Paese, però, la situazione era tutt'altro che rosea. Da novembre, dopo che l'Onu aveva approvato la risoluzione di spartizione, infuriava la guerra civile tra ebrei e palestinesi, e il giorno seguente ? il 15 maggio ? le forze militari congiunte di diversi Stati arabi avrebbero invaso la Palestina, decise a stroncare sul nascere l'avventura sionista. Il confl itto sarebbe durato fi no all'anno successivo, si sarebbe concluso con dei semplici accordi di armistizio e non con veri e propri trattati di pace, e avrebbe lasciato aperta tutta una serie di problemi ? in primis quello dei profughi palestinesi ? destinati a segnare la storia di Israele e dei suoi rapporti con i Paesi confi nanti nel corso dei decenni seguenti.

In La prima guerra di Israele, lo storico Benny Morris ricostruisce gli avvenimenti di questo confl itto. Dopo un capitolo introduttivo sul sionismo e l'immigrazione degli ebrei in Palestina prima della Seconda guerra mondiale, Morris si sofferma a delineare con estrema chiarezza e padronanza delle fonti storiche le fasi che vanno dalla risoluzione di spartizione del 29 novembre 1947 alla guerra civile tra ebrei e arabi palestinesi, e dall'invasione panaraba del maggio 1948 agli accordi di armistizio di gennaio-luglio 1949.

Oggi, nel sessantesimo anniversario di quella fatidica decisione dell'Onu, Morris ci offre una narrazione avvincente, accurata ed equilibrata, in cui non mancano gli spunti polemici. L'autore ci aiuta così a capire il passato e il tormentato presente di Israele e Palestina, e mette in luce le ragioni per cui quella «speranza» di libertà e di pace che sembrava dischiudersi con il riconoscimento dello Stato ebraico potrebbe in realtà essere ancora lontana dal trovare un pieno compimento.

LA GUERRA DEL 1948 HA OSSESSIONATO IL MONDO ARABO NEI LIVELLI PIÙ PROFONDI DELLA SUA IDENTITÀ COLLETTIVA, DEL SUO EGO E DEL SUO ORGOGLIO.
È STATA UN'UMILIAZIONE DA CUI QUEL MONDO NON SI È ANCORA RIPRESO.

«LA NOSTRA SPERANZA NON ANDRÀ PERDUTA, / la speranza di duemila anni / di essere una nazione libera nella nostra terra, / la terra di Sion, di Gerusalemme.»
Sono le parole dell'Hatikva («Speranza»), l'inno nazionale israeliano. Alle quattro del pomeriggio del 14 maggio 1948, i leader sionisti ? i membri del Consiglio nazionale, dell'Amministrazione del popolo e del Consiglio generale sionista ?, raccolti in un salone del Museo di Tel Aviv, si alzarono in piedi e iniziarono a cantare questo inno, dopodiché Ben Gurion lesse ad alta voce la dichiarazione della fondazione dello Stato di Israele.

Nel Paese, però, la situazione era tutt'altro che rosea. Da novembre, dopo che l'Onu aveva approvato la risoluzione di spartizione, infuriava la guerra civile tra ebrei e palestinesi, e il giorno seguente ? il 15 maggio ? le forze militari congiunte di diversi Stati arabi avrebbero invaso la Palestina, decise a stroncare sul nascere l'avventura sionista. Il confl itto sarebbe durato fi no all'anno successivo, si sarebbe concluso con dei semplici accordi di armistizio e non con veri e propri trattati di pace, e avrebbe lasciato aperta tutta una serie di problemi ? in primis quello dei profughi palestinesi ? destinati a segnare la storia di Israele e dei suoi rapporti con i Paesi confi nanti nel corso dei decenni seguenti.

In La prima guerra di Israele, lo storico Benny Morris ricostruisce gli avvenimenti di questo confl itto. Dopo un capitolo introduttivo sul sionismo e l'immigrazione degli ebrei in Palestina prima della Seconda guerra mondiale, Morris si sofferma a delineare con estrema chiarezza e padronanza delle fonti storiche le fasi che vanno dalla risoluzione di spartizione del 29 novembre 1947 alla guerra civile tra ebrei e arabi palestinesi, e dall'invasione panaraba del maggio 1948 agli accordi di armistizio di gennaio-luglio 1949.

Oggi, nel sessantesimo anniversario di quella fatidica decisione dell'Onu, Morris ci offre una narrazione avvincente, accurata ed equilibrata, in cui non mancano gli spunti polemici. L'autore ci aiuta così a capire il passato e il tormentato presente di Israele e Palestina, e mette in luce le ragioni per cui quella «speranza» di libertà e di pace che sembrava dischiudersi con il riconoscimento dello Stato ebraico potrebbe in realtà essere ancora lontana dal trovare un pieno compimento.

Commenti

Autore


  • Benny Morris

    (1948) ha conseguito il PhD a Cambridge ed è stato corrispondente per il “Jerusalem Post”; attualmente insegna all’Università di Ben-Gurion di Beersheba. Tra i suoi libri in BUR sono disponibi [...]


Caratteristiche


    • Marchio: Rizzoli
    • Collana: SAGGI
    • Prezzo: 25.00 €
    • Pagine: 656
    • Formato libro: 22 x 16
    • Tipologia: CARTONATO
    • Data di uscita:
    • ISBN carta: 9788817017770

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