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India per signorine

Rosa Matteucci

Rizzoli
Copertina di: India per signorine

Un voto spirituale sciolto con successo e un’istanza virtuosa destinata al fallimento: ecco le cause scatenanti di questa avventura.

Al mercato degli schiavi un ventenne pakistano o tibetano, senza referenze, garanzia tre mesi: costo 400 rupie = 200 grammi di prosciutto cotto, pari a 5,80 euro.

Per l’annuale festa in onore di Shiva, il sindaco di Tiruvannamalai ingaggia squadre di porcelli, più economici ed efficaci di un dispendioso gabinetto chimico.

Per conoscere l’India bisogna gettarsi almeno una volta nei suoi affollatissimi luoghi di culto.

Il viaggio di Rosa Matteucci inizia dalla regione del Kerala, dall’ashram di Amma, una famosa mistica che, in un prodigioso spettacolo di esaltazione collettiva, abbraccia ininterrottamente fino a 18.000 persone al giorno, dispensando loro un pizzico di cenere sacra e una caramella, ai più fortunati anche una mela.

La seconda tappa è Tiruvannamalai, dove l’incauta visitatrice viene risucchiata da un’impetuosa processione in onore di Shiva: una fiumana di mezzo milione di pellegrini, tra flagellanti indù, zingari distillatori di arak scatenati al ritmo del Ballo del qua qua, lebbrosi, storpi, vedove scampate alla pira, galli battaglieri, cani spellati e porcellini neri ghiotti di deiezioni umane. Rifugiatasi precipitosamente in albergo, riceve l’imprevista visita di tre scimmiette che fanno irruzione nella sua stanza, la devastano e si danno a pratiche irripetibili con la sua matita per gli occhi.

Terzo e ultimo approdo è Mamallapuram, stazione balneare decisamente più a misura di turista, rifugio naturale per gli espulsi dal ventre del subcontinente, per visitatori sfiancati e sconfitti. Frastornata da una realtà che gioca ancora secondo primordiali regole di sopravvivenza, ma disposta a lasciarsi travolgere dalla sua tumultuosa bellezza, Rosa Matteucci consegna una guida letteraria di tranciante irriverenza, e disegna uno spassoso ritratto dell’India e degli occidentali che la frequentano. Il più divertente corpo a corpo che sia mai stato raccontato.