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Ebraismo virtuale

Ariel Toaff

Rizzoli
Copertina di: Ebraismo virtuale

“Sulla Shoah c’è stata troppa memoria?
E’ stato un evento che ha alterato l’identità ebraica?”

Un ebraismo virtuale, fatto di vittime invertebrate e di martiri innocenti, si è sostituito all’immagine vera e reale di un popolo di gente in carne e ossa.
Dopo lo scandalo internazionale suscitato da Pasque di sangue, sui possibili omicidi rituali in alcuni circoli ebraici tra Medioevo ed età moderna, Ariel Toaff affronta un altro tabù: l’ossessione dell’antisemitismo come elemento fondante dell’identità ebraica. L’insistenza sull’Olocausto, e il conseguente vittimismo consolatorio, hanno creato secondo l’autore un ebraismo virtuale, passivo e autoreferenziale, che ha un peso non solo politico ma anche culturale: annulla tutto ciò che è accaduto prima e dopo la Shoah, ed è il principale responsabile dell’incapacità degli ebrei della diaspora di confrontarsi con temi più urgenti come il ruolo di Israele e l’inadeguatezza attuale di una coscienza storica consensuale e monolitica. Ma un popolo che vede nel proprio passato solo vittime innocenti non potrà mai affrontare il futuro.

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