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Appunti per una storia di guerra

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Copertina di: Appunti per una storia di guerra

"Se dico che faccio i fumetti" sostiene l'autore "mi chiedono: che personaggi disegni? Non disegno personaggi: racconto storie."

Questo romanzo ruota intorno a una semplice domanda: quanto ti devono scoppiare vicino le bombe, per farti dire che è una guerra è tua?

Il più famoso festival del fumetto europeo, che si tiene ad Angoulême, ha premiato il libro di Gipi come miglior romanzo nel 2006. Gli altri italiani ad aver conquistato il prestigioso riconoscimento, in 33 edizioni, sono Hugo Pratt e Vittorio Giardino.

È in corso una guerra insensata e senza nome. In una provincia dimenticata dove i paesi hanno nomi di santi, una terra abbandonata su cui le bombe hanno aperto ferite profonde, tre ragazzi, adolescenti, amici, vivono di espedienti ai margini del conflitto. Stefano, il Killerino, sa usare il coltello: "è piccolo, ma è tremendo", è cresciuto nel quartiere CEP e non ha paura di niente. Invece Christian è ingenuo, cioè stupido, mentre Giuliano è debole e, soprattutto, "diverso". I suoi genitori sono ricchi: lui ha la possibilità di sfuggire in qualunque momento all'incubo in cui ha scelto di vivere. Per questo la notte fa quegli strani sogni, dove uomini senza testa gli ricordano: Tu non sei come noi. Giuliano e Christian seguono il Killerino come cani fedeli in ogni torbida avventura, anche quando, spinti dal bisogno di soldi a mettersi al servizio del miliziano Felix, si accorgono con amarezza che "le cose sono cambiate". Si trovano a percorrere una discesa agli inferi che li porterà a compiere azioni criminali sempre più brutali, fino ad arruolarsi nella milizia e andare a combattere là dove la guerra si fa sul serio. Il romanzo di Gipi è una storia tenera e crudele di ragazzi alla scoperta di sé e della vita, un capolavoro che sfrutta tutte le potenzialità espressive di un mezzo che fonde la scrittura per immagini e la letteratura, un'opera d'arte totale che commuove e sconvolge.
"Gipi ci racconta la grazia residua dell'Italia e quella di un'adolescenza marginale non ancora massacrata dalle mitologie del consumo."
Dalla Postfazione di Goffredo Fofi